Partita IVA o dipendente: quanto devi fatturare per guadagnare uguale

Aggiornato il · a cura della redazione CalcolaChiaro

"Ti facciamo lo stesso stipendio, ma con partita IVA." È una proposta che arriva spesso, e quasi sempre con un numero che sembra generoso. Prima di rispondere serve un conto che quasi nessuno fa correttamente, perché richiede di confrontare due cose che non sono confrontabili direttamente.

Anticipiamo la conclusione: per pareggiare un dipendente da 30.000 euro di RAL servono circa 35.000 euro di fatturato, e restano scoperte tutele che valgono molto più della differenza.

Perché il confronto è difficile

Un dipendente e un autonomo ricevono cose diverse, non solo importi diversi.

DipendentePartita IVA forfettaria
Contributi9,19% a tuo carico, ~30% a carico aziendaTutti a tuo carico
Tredicesima e TFRSìNo
Ferie e malattia retribuiteSìNo
Disoccupazione (NASpI)SìNo
Costi di gestioneZeroCommercialista, software, formazione
ContinuitàTutelataA rischio del professionista

Confrontare la RAL con il fatturato è quindi un errore di categoria. Bisogna portare entrambi allo stesso punto: quanto resta in tasca, a parità di tutele mancanti.

Il punto di pareggio

Partiamo da un dipendente con RAL di 30.000 euro su 13 mensilità: il netto annuo è di circa 22.400 euro, come calcolabile con il calcolatore dello stipendio netto.

Vediamo ora quanto deve fatturare un professionista in regime forfettario, coefficiente 67%, Gestione Separata INPS, per arrivare allo stesso netto.

Con 35.000 euro di fatturato:

Sembra un vantaggio di circa 1.400 euro. Ma il conto non è finito.

Cosa manca ancora al confronto

Il dipendente riceve, oltre al netto, cose che l’autonomo deve autofinanziarsi.

TFR: circa 2.070 euro l’anno. Il 6,91% della RAL, accantonato dall’azienda. L’autonomo che volesse la stessa cifra deve metterla da parte da solo.

Ferie retribuite: circa 26 giorni. Un autonomo che si prende un mese non fattura. Su 11 mesi di lavoro effettivo, un mese vale circa il 9% del reddito.

Malattia. Il dipendente resta pagato. Per un autonomo, la Gestione Separata prevede indennità molto limitate e solo in casi specifici.

Disoccupazione. Se il rapporto finisce, il dipendente accede alla NASpI. Il forfettario, di norma, a nulla.

Aggiungendo il solo TFR, il vantaggio si azzera. Aggiungendo il valore delle ferie, il professionista a 35.000 euro di fatturato guadagna meno del dipendente a 30.000 di RAL.

La tabella di equivalenza

Fatturato necessario per eguagliare, in modo sostanziale, una data RAL da dipendente. Ipotesi: coefficiente 67%, Gestione Separata, imposta al 15%, 1.500 euro di costi.

RAL da dipendenteFatturato equivalenteRapporto
25.000 €~34.200 €1,37
30.000 €~39.000 €1,30
40.000 €~46.700 €1,17
50.000 €~54.500 €1,09

Regola pratica: moltiplica per 1,35 le RAL basse e per 1,15 quelle sopra i 40.000 euro. Sotto quella cifra, la partita IVA è un peggioramento mascherato.

Il rapporto scende man mano che la RAL cresce, e la ragione è la progressività: più alto è lo stipendio, più il dipendente paga in percentuale, mentre il forfettario resta piatto. È il motivo per cui la partita IVA conviene soprattutto a chi fattura molto.

Con l’aliquota agevolata al 5% dei primi cinque anni il moltiplicatore scende di circa 0,08. Ma è un vantaggio a termine, e il sesto anno arriva.

Quando la partita IVA conviene davvero

Il conto puramente economico non è l’unico criterio, e in alcune situazioni cambia segno.

Il tuo coefficiente ATECO è basso. Un commerciante al 40% dichiara molto meno di un professionista al 78% a parità di incasso. La differenza è enorme ed è spiegata in regime forfettario: quanto si paga davvero.

Hai più clienti. La vera contropartita dell’autonomia è la possibilità di far crescere il fatturato senza chiedere il permesso. Con un solo cliente hai gli svantaggi di entrambi i mondi.

Puoi alzare le tariffe. Se il mercato ti consente di crescere del 20% in due anni, il confronto statico non ha molto senso.

I primi cinque anni al 5%. È una finestra reale e va sfruttata sapendo che si chiude.

Il caso da evitare: la finta partita IVA

Se lavori per un solo committente, con orari stabiliti da lui, nella sua sede e con i suoi strumenti, non sei un autonomo: sei un dipendente inquadrato male.

È una fattispecie che la legge disciplina, e che può essere contestata con la richiesta di riconoscimento del rapporto subordinato. Al di là degli aspetti legali, sul piano economico è la posizione peggiore possibile: paghi i contributi di un autonomo senza avere né l’autonomia né le tutele.

Le domande da farsi prima di decidere

  1. Il fatturato proposto è almeno 1,35 volte la RAL alternativa?
  2. Quanti clienti avrò realisticamente il primo anno?
  3. Ho una riserva per 6 mesi senza incassi?
  4. Il mio codice ATECO ha un coefficiente favorevole?
  5. Posso permettermi un anno senza tutele in caso di problemi di salute?

Se la risposta a una di queste è no, la proposta va rinegoziata prima di essere accettata.

In sintesi

Per la tua situazione specifica il confronto va fatto con un commercialista sui tuoi numeri reali: è una delle poche consulenze che si ripagano al primo colloquio.

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Nota. Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e si riferiscono alla normativa italiana vigente alla data di aggiornamento indicata. Per la tua situazione specifica rivolgiti a un commercialista o a un consulente del lavoro.

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