Regime forfettario: quanto si paga davvero

Aggiornato il · a cura della redazione CalcolaChiaro

"Nel forfettario paghi il 15%" è l’affermazione più diffusa e più fuorviante sulla partita IVA italiana. Il 15% è solo l’imposta sostitutiva, non si applica ai ricavi e non è la sola cosa che paghi. La spesa complessiva reale oscilla tra il 25% e il 35% dei ricavi, e la differenza sta quasi tutta nei contributi previdenziali.

Questa guida mostra il calcolo completo, nell’ordine esatto in cui va fatto.

Le tre condizioni di accesso

Per stare nel forfettario devi rispettare tutti e tre i requisiti:

  1. Ricavi o compensi entro 85.000 euro nell’anno precedente
  2. Massimo 20.000 euro lordi in spese per lavoro dipendente o collaboratori
  3. Non più di 35.000 euro di reddito da lavoro dipendente o pensione nell’anno precedente

Il terzo requisito è quello che esclude più persone: se hai un impiego che supera i 35.000 euro lordi, il forfettario non ti è accessibile.

Restano fuori anche chi partecipa a società di persone o SRL a ristretta base che operano nello stesso settore, e chi fattura in prevalenza al proprio ex datore di lavoro degli ultimi due anni.

Il calcolo in quattro passaggi

Il meccanismo è rigido e va seguito nell’ordine. Il punto che quasi tutti sbagliano è il primo.

Passaggio 1: dai ricavi al reddito imponibile

Non paghi le tasse sui ricavi. Paghi su una percentuale dei ricavi fissata dallo Stato in base al tuo codice ATECO: il coefficiente di redditività.

AttivitàCoefficiente
Professionisti e attività tecniche o scientifiche78%
Altre attività economiche (servizi, consulenza generica)67%
Intermediari del commercio62%
Costruzioni e attività immobiliari86%
Commercio all’ingrosso e al dettaglio40%
Alloggio e ristorazione40%
Commercio ambulante di altri prodotti54%

La differenza è enorme. Con 50.000 euro di ricavi, un professionista al 78% dichiara 39.000 euro di reddito; un commerciante al 40% ne dichiara 20.000. A parità di incasso, pagano tasse molto diverse. Verificare il proprio codice ATECO è quindi la prima cosa da fare, non l’ultima.

Il forfait sostituisce le spese: nel regime forfettario i costi reali non si deducono, né il computer, né l’auto, né l’affitto dello studio. Se hai molte spese, questo regime può essere svantaggioso anche restando sotto gli 85.000 euro.

Passaggio 2: sottrarre i contributi previdenziali versati

I contributi INPS effettivamente pagati nell’anno si deducono dal reddito. È l’unica deduzione ammessa ed è anche il motivo per cui conviene versarli entro dicembre.

Passaggio 3: applicare l’imposta sostitutiva

Sul risultato si applica un’unica imposta, che sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali e IRAP:

L’aliquota al 5% è un vantaggio molto forte e ha una scadenza. Vale la pena sapere quando finisce, perché il sesto anno il carico fiscale triplica di colpo.

Passaggio 4: i contributi, la voce più pesante

Qui sta la sorpresa. I contributi sono quasi sempre più alti dell’imposta.

Professionisti senza cassa (Gestione Separata INPS): circa il 26% del reddito imponibile. Nessun minimo fisso: se non fatturi, non versi.

Artigiani e commercianti: contributi fissi di circa 4.500 euro l’anno dovuti anche a fatturato zero, più una quota percentuale (circa 24%) sulla parte di reddito eccedente il minimale. È previsto uno sconto facoltativo del 35% sui contributi, che però riduce proporzionalmente la pensione futura.

Professionisti con cassa privata (avvocati, ingegneri, commercialisti, medici): regole proprie di ciascuna cassa, generalmente con contributi minimi obbligatori.

Tre esempi concreti

Consulente informatico, 40.000 euro di ricavi, primo anno, coefficiente 67%

Lo stesso consulente al sesto anno, aliquota al 15%

Stessi ricavi, quasi 2.000 euro l’anno in più solo per la fine dell’agevolazione.

Negozio, 60.000 euro di ricavi, coefficiente 40%, gestione commercianti

Il coefficiente basso rende il commercio molto favorito da questo regime.

Quattro cose da sapere prima di aprire

Il primo anno paghi poco, il secondo il doppio. Da giugno del secondo anno scattano gli acconti: versi il saldo dell’anno precedente più l’acconto di quello in corso. Chi non mette da parte i soldi si trova in difficoltà esattamente lì. Accantona il 30% di ogni fattura dal primo giorno.

Niente IVA, ma niente detrazione IVA. Non addebiti IVA ai clienti, il che ti rende più competitivo verso i privati. Ma non recuperi l’IVA sugli acquisti: se compri molto, è un costo.

Fattura elettronica obbligatoria per tutti, senza eccezioni.

Il superamento della soglia ha due effetti diversi. Tra 85.000 e 100.000 euro esci dal regime dall’anno successivo. Oltre 100.000 euro esci immediatamente, nello stesso anno, con obbligo di IVA dall’operazione che supera la soglia. È una differenza che vale molti soldi e va sorvegliata a dicembre.

Quando il forfettario non conviene

applicano: nel regime ordinario varrebbero migliaia di euro.

subirla.

Il confronto tra forfettario e ordinario dipende dai tuoi numeri specifici e va fatto con un commercialista: è una delle poche decisioni fiscali in cui la consulenza si ripaga sempre.

In sintesi

Soglia di accesso85.000 € di ricavi
Base imponibileRicavi × coefficiente ATECO
Imposta5% per 5 anni, poi 15%
Contributi~26% (Gestione Separata) o ~4.500 € fissi + quota
Costo complessivo reale25% – 35% dei ricavi
Da accantonare30% di ogni fattura

Per la verifica del tuo codice ATECO e del coefficiente applicabile la fonte ufficiale è l’Agenzia delle Entrate.

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Nota. Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e si riferiscono alla normativa italiana vigente alla data di aggiornamento indicata. Per la tua situazione specifica rivolgiti a un commercialista o a un consulente del lavoro.

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