Forfettario o regime ordinario: come scegliere davvero
Il regime forfettario ha una fama quasi automatica di convenienza, e nella maggior parte dei casi la merita. Ma esistono situazioni precise in cui il regime ordinario fa risparmiare migliaia di euro l’anno, e riguardano più persone di quante si creda.
Questa guida indica quali sono e come riconoscerle.
La differenza di fondo
Forfettario. Non deduci le spese reali: lo Stato presume che tu ne abbia una certa percentuale, fissata dal coefficiente di redditività del tuo codice ATECO. Paghi un’imposta sostitutiva unica del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni.
Ordinario. Deduci le spese effettivamente sostenute e documentate. Paghi l’IRPEF a scaglioni, più le addizionali regionali e comunali. Applichi e detrai l’IVA.
Il confronto si gioca quindi su due assi: quante spese hai davvero e quante detrazioni personali puoi far valere.
Primo asse: le spese reali
È il fattore più importante. Il punto di indifferenza si trova dove le spese reali eguagliano quelle presunte dal coefficiente.
| Coefficiente ATECO | Spese presunte | Soglia oltre cui valutare l’ordinario |
|---|---|---|
| 78% (professionisti) | 22% dei ricavi | oltre il 22% di spese reali |
| 67% (altre attività) | 33% dei ricavi | oltre il 33% |
| 62% (intermediari) | 38% dei ricavi | oltre il 38% |
| 40% (commercio) | 60% dei ricavi | oltre il 60% |
| 86% (costruzioni) | 14% dei ricavi | oltre il 14% |
Il caso più penalizzato è evidente: un’attività con coefficiente 86% può dedurre solo il 14% presunto. Se le spese reali superano di poco quella soglia, il forfettario diventa svantaggioso in fretta.
Esempio. Professionista con 50.000 euro di ricavi, coefficiente 78%, e 18.000 euro di spese documentate (studio, collaboratori, attrezzature).
- Forfettario: reddito presunto 39.000 €, di cui deduce solo i contributi
- Ordinario: reddito reale 32.000 €, su cui applica IRPEF e detrazioni
La differenza di base imponibile è di 7.000 euro. Anche con l’IRPEF ordinaria, l’ordinario può risultare più conveniente.
Secondo asse: le detrazioni che nel forfettario si perdono
Questo è l’aspetto meno considerato e spesso il più costoso.
Nel forfettario il reddito è soggetto a imposta sostitutiva e non entra nel calcolo dell’IRPEF. Di conseguenza, se non hai altri redditi, non puoi utilizzare:
- detrazioni per familiari a carico
- detrazioni per spese sanitarie
- detrazione degli interessi sul mutuo prima casa
- detrazioni per ristrutturazioni ed efficientamento energetico
- detrazioni per spese di istruzione e attività sportive dei figli
Per una famiglia con mutuo, figli e lavori di ristrutturazione in corso, queste voci possono valere diverse migliaia di euro l’anno che nel forfettario semplicemente si perdono.
È la ragione per cui il forfettario, ottimo per un giovane professionista senza carichi familiari, può essere svantaggioso per un quarantenne con mutuo e due figli.
Terzo asse: l’IVA
Nel forfettario non addebiti IVA. Verso i clienti privati sei più competitivo del 22%. Ma non recuperi l’IVA sugli acquisti: se investi molto in attrezzature, quel 22% è un costo secco.
Nell’ordinario applichi l’IVA e la detrai. Verso clienti con partita IVA è neutro, perché la detraggono a loro volta.
La regola pratica: se i tuoi clienti sono privati, il forfettario ti rende più competitivo; se sono aziende e tu fai molti acquisti, l’ordinario è meglio.
Quando restare nel forfettario, senza dubbi
- Sei all’inizio e sei nei primi cinque anni con aliquota al 5%
- Hai poche spese rispetto al tuo coefficiente
- I tuoi clienti sono privati
- Non hai carichi familiari, mutuo o spese detraibili rilevanti
- Vuoi una gestione contabile semplice e poco costosa
Quando valutare seriamente l’ordinario
- Le spese reali superano nettamente quelle presunte dal coefficiente
- Hai detrazioni personali importanti e nessun altro reddito che le assorba
- Il tuo coefficiente è alto (78% o 86%) e sostieni costi significativi
- Fai investimenti rilevanti con IVA da recuperare
- Sei vicino alla soglia degli 85.000 euro e prevedi di superarla
Il superamento della soglia: due effetti molto diversi
È il punto che va sorvegliato ogni dicembre.
Tra 85.000 e 100.000 euro: esci dal forfettario dall’anno successivo. Hai il tempo di organizzarti.
Oltre 100.000 euro: esci immediatamente, nello stesso anno, con obbligo di IVA a partire dall’operazione che supera la soglia.
La differenza tra i due scenari è sostanziale in termini di adempimenti e di liquidità. Chi si avvicina ai 100.000 euro a fine anno dovrebbe valutare con il commercialista la tempistica delle fatture.
Come si cambia regime
Il passaggio non richiede una domanda formale: si manifesta con il comportamento concludente, cioè applicando le regole del regime scelto e indicandolo nella dichiarazione dei redditi.
Chi esce dal forfettario per superamento dei limiti vi rientra solo quando torna a possedere tutti i requisiti.
La verifica da fare ogni anno
Il regime giusto non è una scelta definitiva: dipende da numeri che cambiano. Vale la pena rifare il confronto ogni anno, in particolare:
- al quinto anno, quando sta per scadere l’aliquota al 5%
- quando cambia la situazione familiare: mutuo, figli, spese sanitarie rilevanti
- quando cambia la struttura dei costi: assunzioni, affitto di uno studio, investimenti
Il calcolo completo del forfettario, con i coefficienti e gli esempi, è in regime forfettario: quanto si paga davvero; i contributi previdenziali, che pesano più dell’imposta, sono trattati in contributi INPS per partita IVA.
In sintesi
- Il forfettario conviene se le spese reali sono inferiori a quelle presunte dal
coefficiente.
- Nel forfettario si perdono le detrazioni personali: mutuo, figli, spese sanitarie.
- Con clienti privati il forfettario rende più competitivi; con molti acquisti, meno.
- Oltre 85.000 € si esce l’anno dopo; oltre 100.000 € immediatamente.
- Rifai il confronto ogni anno, e soprattutto al quinto.
Il calcolo va fatto sui tuoi numeri reali con un commercialista: è una delle poche consulenze il cui costo si recupera quasi sempre al primo anno.
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