Calcolo regime forfettario

Calcola tasse e contributi del regime forfettario partendo dal fatturato, con il coefficiente del tuo codice ATECO e la quota da accantonare ogni mese.

Bastano fatturato e attività. Il calcolo usa la Gestione Separata INPS e l’imposta ordinaria al 15%.

Ti resta, al netto di tasse e contributi

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Come funziona il calcolo

Nel regime forfettario non paghi le tasse sui ricavi, ma su una percentuale dei ricavi stabilita dallo Stato in base al tuo codice ATECO: il coefficiente di redditività. Il calcolo segue quattro passaggi obbligati.

  1. Ricavi × coefficiente = reddito forfettario. Le spese reali non contano.
  2. Meno i contributi previdenziali effettivamente versati nell’anno: è l’unica deduzione ammessa.
  3. × imposta sostitutiva, che sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP.
  4. I contributi si sommano all’imposta: sono quasi sempre la voce più pesante.

Il coefficiente cambia tutto

Con 50.000 euro di ricavi, un professionista al 78% dichiara 39.000 euro di reddito; un commerciante al 40% ne dichiara 20.000. A parità di incasso, pagano cifre molto diverse. Verificare il proprio codice ATECO è la prima cosa da fare, non l’ultima.

I contributi pesano più delle tasse

È la sorpresa più frequente per chi apre partita IVA, e la barra qui sopra la rende evidente: circa il 70% di quello che versi allo Stato sono contributi, non imposte. Ragionare solo sull’aliquota del 15% porta a sottostimare gravemente l’esborso reale.

La differenza tra le gestioni è sostanziale. La Gestione Separata non ha minimi: se non fatturi, non versi. Artigiani e commercianti pagano circa 4.500 euro l’anno anche a fatturato zero. Il quadro completo è in contributi INPS per partita IVA.

Che differenza c’è tra modo semplice e avanzato

Il modo semplice risponde alla domanda di chi sta valutando se aprire: quanto mi resta di questo fatturato. Usa la Gestione Separata e l’aliquota ordinaria al 15%, cioè lo scenario di un professionista a regime.

Il modo avanzato serve quando la partita IVA ce l’hai già o stai scegliendo come inquadrarti. Aggiunge quattro leve:

Il salto del secondo anno

Il primo anno versi solo il saldo, che è modesto. Dal secondo anno versi il saldo dell’anno precedente più l’acconto di quello in corso: a parità di fatturato, l’esborso quasi raddoppia.

È il momento in cui più partite IVA vanno in difficoltà, e non è un imprevisto: è il funzionamento normale del sistema. La cifra da accantonare ogni mese è indicata nel risultato qui sopra, e va messa da parte su un conto separato dal primo incasso.

Quando il forfettario non conviene

Il regime ha una fama quasi automatica di convenienza, ma esistono casi precisi in cui il regime ordinario fa risparmiare migliaia di euro: quando le spese reali superano quelle presunte dal coefficiente, e quando hai detrazioni personali importanti — mutuo, figli, spese sanitarie — che nel forfettario si perdono completamente.

Il confronto tra i due regimi, con le soglie di spesa oltre le quali cambia la convenienza, è in forfettario o regime ordinario: come scegliere. Per il quadro completo del regime con esempi svolti, vedi regime forfettario: quanto si paga davvero.

Attenzione. Il risultato è una stima indicativa basata sui parametri inseriti e sulla normativa italiana vigente. Non sostituisce il conteggio ufficiale della busta paga né la consulenza di un professionista abilitato.