Welfare aziendale e fringe benefit: quanto valgono davvero

Aggiornato il · a cura della redazione CalcolaChiaro

C’è un modo di aumentare la retribuzione che costa meno all’azienda e rende di più al lavoratore. Non è un trucco: è il trattamento fiscale del welfare aziendale, previsto espressamente dalla legge per incentivarlo.

Il confronto è netto: 1.000 euro di aumento lordo ne portano a casa circa 490. Mille euro di welfare ne portano a casa 1.000.

Perché funziona

Un aumento di stipendio è retribuzione: subisce contributi previdenziali, IRPEF e addizionali. Come mostrato in aumento di stipendio: quanto arriva netto, circa la metà si perde per strada.

I beni e servizi di welfare, entro limiti e condizioni definiti dalla legge, non concorrono a formare reddito da lavoro dipendente. Non essendo reddito, non sono soggetti né a contributi né a imposte.

Per l’azienda il vantaggio è speculare: niente contributi a carico datore su quelle somme, e piena deducibilità quando il piano rispetta i requisiti previsti.

Il confronto in numeri

Ipotesi: dipendente con RAL di 35.000 euro, azienda che ha 1.400 euro di budget da destinargli.

Aumento in busta pagaWelfare
Costo per l’azienda~1.400 €~1.000 €
Lordo al dipendente1.000 €—
Contributi e imposte~575 €0 €
Arriva al dipendente~425 €1.000 €

Cifre su una RAL di 35.000 euro, la fascia in cui le detrazioni si riducono più in fretta. A parità di esborso aziendale il welfare consegna quasi due volte e mezzo. È l’unico strumento retributivo in cui entrambe le parti migliorano contemporaneamente.

Cosa rientra nel welfare

Fringe benefit

Beni e servizi concessi al dipendente. Rientrano in una soglia annua di esenzione stabilita dalla legge, che negli ultimi anni è stata più volte modificata e differenziata tra lavoratori con e senza figli a carico.

Tipicamente comprendono buoni acquisto, generi in natura e, entro limiti specifici, il rimborso di utenze domestiche, affitto e interessi sul mutuo della prima casa.

Attenzione al meccanismo della soglia: se il valore complessivo supera il limite, l’esenzione viene meno e l’intero importo diventa imponibile, non solo l’eccedenza. È un effetto a scalino che va sorvegliato con attenzione a fine anno.

Buoni pasto

Esenti entro un limite giornaliero, più elevato per i buoni elettronici rispetto a quelli cartacei. Non rientrano nella soglia dei fringe benefit: hanno una disciplina autonoma.

Servizi con esenzione piena

Alcune categorie non hanno il limite dei fringe benefit e sono esenti indipendentemente dall’importo, purché offerte alla generalità dei dipendenti o a categorie omogenee:

estivi

Questa è la parte più interessante e la meno utilizzata: per un genitore con figli piccoli, il rimborso della retta dell’asilo può valere migliaia di euro completamente esenti.

Il premio di risultato convertibile

È lo strumento più potente, e richiede un accordo aziendale o territoriale depositato.

Il premio di risultato, legato a incrementi misurabili di produttività, redditività, qualità o efficienza, gode di un'imposta sostitutiva ridotta al posto dell’IRPEF ordinaria, entro un importo massimo annuo e per i lavoratori sotto una determinata soglia di reddito.

Ma la vera leva è un’altra: il lavoratore può scegliere di convertire il premio in welfare. In quel caso il premio diventa completamente esente, sia dal punto di vista fiscale sia contributivo.

Un premio di 2.000 euro incassato in denaro subisce l’imposta sostitutiva; convertito in welfare arriva intero.

Cosa chiedere e come

Se l’azienda dice che non c’è budget per un aumento, la conversazione non è necessariamente finita.

1. Chiedi se esiste già un piano welfare. Molte aziende ne hanno uno sottoutilizzato, perché i dipendenti non sanno di averlo o non sanno cosa comprarci.

2. Proponi la conversione del premio. Se esiste un premio di risultato, la conversione in welfare è spesso già prevista dall’accordo.

3. Chiedi i servizi ad esenzione piena. Retta dell’asilo, polizza sanitaria, fondo pensione: non hanno il limite dei fringe benefit.

4. Quantifica il vantaggio per l’azienda. Un’azienda che capisce di risparmiare il 30% di contributi è molto più disponibile.

5. Verifica la spendibilità. Un credito welfare che si può usare solo su una piattaforma con poca scelta vale meno del suo valore nominale. È un aspetto da chiarire prima.

Il limite da conoscere

Il welfare non costruisce pensione. Un aumento di retribuzione aumenta i contributi versati e quindi la pensione futura; il welfare no.

Per un lavoratore a inizio carriera l’effetto è trascurabile rispetto al vantaggio immediato. Per chi è vicino alla pensione, o per importi molto rilevanti, è un fattore da mettere sul piatto insieme alle considerazioni sulla previdenza complementare.

In sintesi

Le soglie di esenzione cambiano quasi ogni anno con la legge di bilancio: prima di impostare un piano, verifica i valori vigenti con l’ufficio del personale o un consulente del lavoro.

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Nota. Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e si riferiscono alla normativa italiana vigente alla data di aggiornamento indicata. Per la tua situazione specifica rivolgiti a un commercialista o a un consulente del lavoro.

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